Uno statistico legge i giornali: quando una dimensione è meglio di due

21 Gen

I grafici dell’edizione romana de “la Repubblica” di oggi, che dovrebbero illustrare delle simulazioni di buste paga dei dipendenti comunali a seconda dei vari scenari, gridano vendetta per quanto sono sciatti e poco informativi.  Una delle regole auree nel rappresentare un fenomeno con dei grafici è infatti quella di non aggiungere MAI delle dimensioni arbitrarie, ovvero non appartenenti al fenomeno in osservazione.

Questo è uno dei motivi, per esempio, per cui l’utilizzo dei diagrammi a torta è deprecato da chi si occupa di informazione statistica perché rappresentare un fenomeno unidimensionale con un’area, che è per definizione un concetto bidimensionale, può indurre delle distorsioni nella rappresentazione ed ingannare l’occhio umano. Oppure produrre un grafico sostanzialmente inutile ed incomprensibile  come nel caso di quanto pubblicato oggi su Repubblica. Non ho purtroppo trovato il contenuto online ma a fianco dell’articolo in questione ci sono quattro grafici come il sottostante:

Ipotesi di salario di un impiegato dell'Ufficio Anagrafe

Riuscite a capire qualcosa da questa immagine?

Diciamoci la verità, se non fosse per i tre numeri riportati (1000, 1200, 1100 €) non sapermmo valutare quanto cambia il salario per l’impiegato nelle tre situazioni,  e questo perché per fornire una informazione monodimensionale (la differenza di salario) si è usata una rappresentazione bidimensionale che complica tutto.
Two gust is not always megl’ che one” per dirla alla Stefano Accorsi di anni fa.

Eppure la soluzione sarebbe stata semplice: utilizzare un grafico diverso, dove l’informazione è convogliata da un’unica dimensione come ho fatto qui sotto cercando di rispettare anche i colori del grafico originale (un applauso per l’inutile pignoleria, grazie):

Ipotesi di salario di un impiegato dell'Ufficio Anagrafe

Ipotesi di salario di un impiegato dell’Ufficio Anagrafe su una dimensione

Molto più chiaro no? Anche se in realtà ho anche io commesso un peccato che altera la percezione del fenomeno, ma di questo ne parleremo forse un’altra volta…

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