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10 dischi che ricorderò del 2015

3 Gen

 

1 Israel Nash Israel Nash’s Silver Season
2 The Decemberists What a Terrible World, What a Beautiful World
3 Florence and The Machine How Big, How Blue, How Beautiful
4 Ryan Adams 1989
5 Anderson East Delilah
6 Dave Alvin And Phil Alvin Lost Time
7 Chris Cornell Higher Truth
8 Mumford&Sons Wilder Mind
9 The White Buffalo Love And The Death Of Damnation
10 Brandi Carlile The Firewatcher’s Daughter

Rivelazione : Terence Hansen – Some Of My Ghosts

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The Commercials They Aren’t a-Changin’

3 Feb

Bob Dylan come Ricky Tognazzi. A confronto lo spot della Chrysler andato in onda ieri in America durante il Superbowl e quello italiano del 2010 per la nuova 500. Insomma idee pochine…

Gli originali che non ti aspetti 2

9 Gen

Nel 1995, due anni prima del successo planetario di Natalie Imbruglia, la band losangelina Ednaswap pubblicava il suo eponimo album di esordio nel quale era contenuta “Torn”. Il brano, composto da due membri della band, Scott Cutler e Anne Preven, e da Phil Thornalley, musicista e produttore inglese con un passato di produttore e bassista per i Cure, fu da quest’ultimo registrato insieme alla Imbruglia nel 1997.

Curiosamente la prima incisione di questo brano  non è neanche la versione degli Ednaswap perché la cantante Lis Sorensen li anticipò con una versione  in danese: “Brændt” (vedi il secondo video).

 

Gli originali che non ti aspetti

7 Gen

Sapevate che quella di Cindy Lauper era una cover? In realtà il brano fu scritto da Robert Hazard, oscuro rocker di Philadelphia, e inciso come demo per essere poi dimenticato dall’autore. Fu il produttore di Cindy Lauper a ripescare il brano e a convincere Hazard a modificare le parole per adattarle ad una versione al femminile .

Canzoni di Sanremo da ricordare (più o meno) – prima parte

14 Feb

Visto che stasera inizia l’immancabile kermesse sonora, che ovviamente cercherò in tutti i modi di sfuggire anche se so già che alla fine dovrò mettere in conto una certa” esposizione”, ho provato a buttare giù una lista di canzoni presentate a Sanremo da ricordare. Per riuscire in questa impresa sono cotretto ormai da diverse sere a estenuanti sedute di  ipnosi e in qualche modo dal mio subconscio è uscito fuori qualcosa di utile. Unica regola è che fossero canzoni in gara ed in una edizione alla quale in qualche modo fossi stato “esposto”, ovvero negli ultimi 3o anni.  Se volete prendetelo come un personalissimo outing.

Ultimo disclaimer: prima di giudicare la mia lista verificate che anche il vostro “Modo Sanremo” sia su ON…

1972 – Marcella Bella “Montagne Verdi”

1978 – Anna Oxa: “Un’emozione da poco”

1978 – Rino Gaetano:” Gianna”

1981 Carmen & Thompson: “Follow me”

1981 Eduardo De Crescenzo: “Ancora”

1982 Mia Martini: “E non finisce mica il cielo”

1982 Vasco Rossi: “Vado al massimo”

1983 Matia Bazar: “Vacanze romane”

1983 Amedeo Minghi: “1950”

1986 Zucchero: “Canzone Triste”

1986 Stadio: “Canzoni alla radio”

1986 Renzo Arbore: “Il Clarinetto”

1987 Nino Buonocore: “Rosanna”

1987 Fiorella Mannoia:”Quello che le donne non dicono”

1988 Massimo Ranieri: “Perdere l’amore”

1989 Mia Martini: “Almeno tu nell’universo”

1989 Ladri di biciclette: “Ladri di Biclette”

1990 Mia Martini: “La nevicata del ’56”

Leave

21 Set

Grazie. Grazie per questi 31 anni.

John Mellencamp – Roma 10/07/2011

12 Lug

Auditorium Roma 10/07/2011John Mellencamp è un tipo difficile. Questo è un dato di fatto. Non essendo mai venuto in Italia avrebbe potuto fare come  John Fogerty un paio di anni fa al suo primo concerto italiano, sparare tutti i pezzi famosi del suo repertorio, incendiare i fan che lo attendevano da almeno 25 anni e fare tutti contenti. Ma come si diceva prima  è un tipo difficile e se si mette in testa una cosa quella deve essere. Del resto lui con un certo mondo, con le obbligazioni contrattuali delle major ed un certo music business ha chiuso già da un po’. Ha detto “Non mi importa se  vendo tanti o pochi dischi, di suonare davanti a tantissimi spettatori. Sono stufo di fare la rock star, non mi interessa più. Ho un solo obiettivo: divertirmi nel fare musica e magari far scoprire qualcosa a qualcuno” .  Insomma ne ha guadagnato in indipendenza e coraggio. Il coraggio di mettersi di buzzo buono a studiare insieme al gruppo un nuovo, anzi un vecchio, modo di fare musica. È così da almeno tre album e lo stesso concetto del tour europeo segnalava la particolarità dello spettacolo in linea con le parole sopra citate: presentare le canzoni del repertorio sia con un set acustico folk/roots sia accompagnato da  una rock band.

Ma lui è un tipo difficile ed ha voluto farla ancora più ardua, troppo per il pubblico italiano, facendo precedere il concerto da un documentario di circa un’ora che documentava la registrazione dell’ultimo album e del tour americano. In lingua originale, senza sottotitoli. Scelta discutibile, anzi secondo me cervellotica visto che per buona parte del film abbiamo ascoltato le canzoni che poi Mellencamp ci avrebbe cantato, ma scelta di artista e scelta annunciata. Per questo  sono stati eccessivi, fuori luogo ed anche maleducati nei confronti di chi il film voleva seguirlo, i fischi che ogni tanto hanno accompagnato il documentario. Aggiungiamoci una certa lentezza nel preparare il palco e tutto ciò  ha probabilmente innescato una serie di eventi negativi: indispettito Mellencamp, che forse da Roma si aspettava una partecipazione più  rispettosa, e raffreddato il pubblico.

Tutto sommato il pubblico ci ha messo abbastanza poco a riscaldarsi, il musicisti che accompagnano Mellencamp sono un gruppo affiatato che ha pochi rivali per impatto sonoro,  ed ha seguito in crescendo lo show mostrando di apprezzare sia i nuovi arrangiamenti delle canzoni più famose (Jack and Diane) sia i brani acustici eseguiti dal solo Mellencamp(applauditissima “Save some time to dream”) sia la potenza dei pezzi più rock. Personalmente ammetto di avere avuto i brividi lungo la schiena all’attacco di “Rain on the scarecrow” forse il suo brano più coinvolgente. Purtroppo lo stesso non è avvenuto con Mellencamp che, oltre ad essere un tipo difficile, sicuramente non è mai stato un ruffiano e quindi per tutto il concerto non ha mai cercato, come del resto non fa quasi mai, di ingraziarsi il pubblico.  Per cui nel momento di massimo coinvolgimento dell’audience, “R.O.C.K. in the U.S.A.” con tanto di fan invitato a cantare sul palco e che per la sua bravura ha strappato a Mellencamp l’unico sorriso della serata, saluti, strette di mano e via. Niente bis. Non una novità, avviene ogni sera durante questo tour, ma che per  molti è sembrata una beffa. Un taglio alla già tagliata scaletta del concerto precedente di Vigevano.

C’era chi dava la colpa al ritardo nella proiezione del film e al limite orario che vige per i concerti in Italia, chi ai fischi ingenerosi…Sapremo mai cosa è accaduto veramente?

Resta l’impressione di un’occasione sprecata ma anche di un’artista capace in pochi minuti di conquistare il pubblico solo con la musica e con la sua integrità. Forse troppa…

Setlist (1h20m):

“Authority song”
“No one cares about me”
“John Cockers”
“Walk tall”
“Check it out”
“Save some time to dream”
“Cherry bomb”
“Jack and Diane”
“Jackie Brown”
“Longest days”
“Small town”/”Minutes to memories
“Rain on the scarecrow”
“Crumblin’ down”
“If I die sudden”
“Pink houses”
“Rock in the U.S.A.”

Sarò mon otono però…meno 3!

7 Lug

Meno 4…

6 Lug

Purtroppo, come si vede dalle statistiche del tour, ci sono poche possibilità che venga eseguita. Resta comunque uno dei pezzi migliori della sua carriera.

Meno 6…

4 Lug