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John Mellencamp – Roma 10/07/2011

12 Lug

Auditorium Roma 10/07/2011John Mellencamp è un tipo difficile. Questo è un dato di fatto. Non essendo mai venuto in Italia avrebbe potuto fare come  John Fogerty un paio di anni fa al suo primo concerto italiano, sparare tutti i pezzi famosi del suo repertorio, incendiare i fan che lo attendevano da almeno 25 anni e fare tutti contenti. Ma come si diceva prima  è un tipo difficile e se si mette in testa una cosa quella deve essere. Del resto lui con un certo mondo, con le obbligazioni contrattuali delle major ed un certo music business ha chiuso già da un po’. Ha detto “Non mi importa se  vendo tanti o pochi dischi, di suonare davanti a tantissimi spettatori. Sono stufo di fare la rock star, non mi interessa più. Ho un solo obiettivo: divertirmi nel fare musica e magari far scoprire qualcosa a qualcuno” .  Insomma ne ha guadagnato in indipendenza e coraggio. Il coraggio di mettersi di buzzo buono a studiare insieme al gruppo un nuovo, anzi un vecchio, modo di fare musica. È così da almeno tre album e lo stesso concetto del tour europeo segnalava la particolarità dello spettacolo in linea con le parole sopra citate: presentare le canzoni del repertorio sia con un set acustico folk/roots sia accompagnato da  una rock band.

Ma lui è un tipo difficile ed ha voluto farla ancora più ardua, troppo per il pubblico italiano, facendo precedere il concerto da un documentario di circa un’ora che documentava la registrazione dell’ultimo album e del tour americano. In lingua originale, senza sottotitoli. Scelta discutibile, anzi secondo me cervellotica visto che per buona parte del film abbiamo ascoltato le canzoni che poi Mellencamp ci avrebbe cantato, ma scelta di artista e scelta annunciata. Per questo  sono stati eccessivi, fuori luogo ed anche maleducati nei confronti di chi il film voleva seguirlo, i fischi che ogni tanto hanno accompagnato il documentario. Aggiungiamoci una certa lentezza nel preparare il palco e tutto ciò  ha probabilmente innescato una serie di eventi negativi: indispettito Mellencamp, che forse da Roma si aspettava una partecipazione più  rispettosa, e raffreddato il pubblico.

Tutto sommato il pubblico ci ha messo abbastanza poco a riscaldarsi, il musicisti che accompagnano Mellencamp sono un gruppo affiatato che ha pochi rivali per impatto sonoro,  ed ha seguito in crescendo lo show mostrando di apprezzare sia i nuovi arrangiamenti delle canzoni più famose (Jack and Diane) sia i brani acustici eseguiti dal solo Mellencamp(applauditissima “Save some time to dream”) sia la potenza dei pezzi più rock. Personalmente ammetto di avere avuto i brividi lungo la schiena all’attacco di “Rain on the scarecrow” forse il suo brano più coinvolgente. Purtroppo lo stesso non è avvenuto con Mellencamp che, oltre ad essere un tipo difficile, sicuramente non è mai stato un ruffiano e quindi per tutto il concerto non ha mai cercato, come del resto non fa quasi mai, di ingraziarsi il pubblico.  Per cui nel momento di massimo coinvolgimento dell’audience, “R.O.C.K. in the U.S.A.” con tanto di fan invitato a cantare sul palco e che per la sua bravura ha strappato a Mellencamp l’unico sorriso della serata, saluti, strette di mano e via. Niente bis. Non una novità, avviene ogni sera durante questo tour, ma che per  molti è sembrata una beffa. Un taglio alla già tagliata scaletta del concerto precedente di Vigevano.

C’era chi dava la colpa al ritardo nella proiezione del film e al limite orario che vige per i concerti in Italia, chi ai fischi ingenerosi…Sapremo mai cosa è accaduto veramente?

Resta l’impressione di un’occasione sprecata ma anche di un’artista capace in pochi minuti di conquistare il pubblico solo con la musica e con la sua integrità. Forse troppa…

Setlist (1h20m):

“Authority song”
“No one cares about me”
“John Cockers”
“Walk tall”
“Check it out”
“Save some time to dream”
“Cherry bomb”
“Jack and Diane”
“Jackie Brown”
“Longest days”
“Small town”/”Minutes to memories
“Rain on the scarecrow”
“Crumblin’ down”
“If I die sudden”
“Pink houses”
“Rock in the U.S.A.”

Adriana Calcanhotto – Villa Ada, Roma 07/07/2010

8 Lug
Da Adriana Calcanhotto – Roma, Villa Ada – Clicca per altre foto


Per fortuna Adriana Calcanhotto ha preso dimestichezza con il nostro paese, o forse è vero l’inverso. Rimane il fatto che ieri sera a Villa Ada la "divina" ha rinfrescato i circa 500 appassionati radunati accanto al laghetto, col consueto mix di cover e brani originali. Una delizia per le orecchie e per il cuore, anche per un vecchio rockettaro come il sottoscritto. La sequenza "Metade" -"Inverno" – "Esquadros" da sola è valsa il prezzo del biglietto.
A quanto pare (fonte Twitter) tornerà a Roma in ottobre, aspettiamo fiduciosi.


Setlist

  1. Beijo Sem
  2. Mais Feliz (Bebel Gilberto)
  3. ?
  4. Ela è Carioca
  5. Eu Sei Que Vou Te Amar (Vinicio De Moraes)
  6. Nunca (L. Rodrigues)
  7. Na Estrada
  8. Sem Saida (C. Campos / A. de Campos)
  9. Estate (Bruno Martino)
  10. Metade
  11. Inverno
  12. Esquadros
  13. Nature Boy (E. Ahbez)
  14. Cançao de Novela
  15. Music (Madonna / Mirwaj)
  16. Trobar Nova
  17. A Cor Amarela (C. Veloso)
  18. Devolva me
  19. Fico Assim Sem Voce (Abdullah/ Cocò Moraes)
  20. Vambora

Dave Matthews Band – Roma 23/02/2010

25 Feb

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Di presagi negativi ce n’era più d’uno. Il gruppo veniva da un concerto, la sera prima  a Milano, che aveva fatto discutere i fan.  Il luogo della performance poi, il famigerato Palazzo dello Sport dell’EUR, meravigliosa opera di architettura ma totalmente inadatto alla musica. E poi come avrà risposto Roma? Neanche un manifesto in giro…quanta gente ci sarà? Non era meglio l’Auditorium? Rimuginavo nella mia testa queste domande mentre mi avvicinavo al botteghino per ritirare il biglietto quando improvvisamente mi sono accorto che intorno a me tutti parlavano inglese spesso con spiccato accento americano. Mmmmmmmm…ecco un altro brutto presagio, sono venuti solo gli americani che lo conoscono bene.
Poi per fortuna, a parte i primi dieci-quindici minuti nei quali sembrava di essere pesci che ascoltano musica in un acquario, ci ha pensato la band con una "prestazione" così solida da farla avvicinare alla
indimenticabile maratona di Lucca.

C’è poco da fare quando si tratta di suonare, e suonare bene, pochi gruppi al mondo possono rivaleggiare questa band. In America di una band affiatata dicono che è "tight", stretta. Bene la Dave Matthews Band è una delle band più "strette" che possa capitare di ascoltare al giorno d’oggi. Non sono solo dei fantastici strumentisti, sono capaci di creare un caleidoscopio sonoro dal quale è difficile restare indifferenti. 

Insomma timori infondati dopotutto, anche perché Roma ha risposto con una buona presenza e la scelta della scaletta ha mostrato la fiducia che il gruppo nutre nell’ultimo lavoro in studio. Ci voleva del coraggio infatti per lasciare da parte, di fronte ad un pubblico "nuovo",  i brani più collaudati ed affidarsi solo alla "merce fresca".  Ma il coraggio a mio avviso ha pagato.

Due ore e mezza abbondanti di musica che sfugge ad ogni definizione, ci potete mettere la New Orleans dei Neville Brothers, un pizzico di Little Feat, insaporire con un po’ di musica sudafricana, jazz e funky e chissà cos’altro maancora sarete lontani dall’afferrarla appieno. L’unico modo è ascoltarli, magari dal vivo quando ripasseranno da queste parti. Speriamo presto.

SETLIST Inizio ore 21:08
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Lying In the Hands of God
Shake Me Like A Monkey
Funny The Way It Is
Seven
Warehouse
Alligator Pie
You Might Die Trying
The Maker  (Cover di Daniel Lanois)
Don’t Drink the Water
Why I Am
Crash (Into Me)
Crush
Spaceman
Grey Street
Two Step
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Baby Blue (Dave Matthews da solo)
Jimi Thing/Sexy Motherfucker (Prince)

Fine ore 23:41