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Uno statistico legge i giornali: quando una dimensione è meglio di due

21 Gen

I grafici dell’edizione romana de “la Repubblica” di oggi, che dovrebbero illustrare delle simulazioni di buste paga dei dipendenti comunali a seconda dei vari scenari, gridano vendetta per quanto sono sciatti e poco informativi.  Una delle regole auree nel rappresentare un fenomeno con dei grafici è infatti quella di non aggiungere MAI delle dimensioni arbitrarie, ovvero non appartenenti al fenomeno in osservazione.

Questo è uno dei motivi, per esempio, per cui l’utilizzo dei diagrammi a torta è deprecato da chi si occupa di informazione statistica perché rappresentare un fenomeno unidimensionale con un’area, che è per definizione un concetto bidimensionale, può indurre delle distorsioni nella rappresentazione ed ingannare l’occhio umano. Oppure produrre un grafico sostanzialmente inutile ed incomprensibile  come nel caso di quanto pubblicato oggi su Repubblica. Non ho purtroppo trovato il contenuto online ma a fianco dell’articolo in questione ci sono quattro grafici come il sottostante:

Ipotesi di salario di un impiegato dell'Ufficio Anagrafe

Riuscite a capire qualcosa da questa immagine?

Diciamoci la verità, se non fosse per i tre numeri riportati (1000, 1200, 1100 €) non sapermmo valutare quanto cambia il salario per l’impiegato nelle tre situazioni,  e questo perché per fornire una informazione monodimensionale (la differenza di salario) si è usata una rappresentazione bidimensionale che complica tutto.
Two gust is not always megl’ che one” per dirla alla Stefano Accorsi di anni fa.

Eppure la soluzione sarebbe stata semplice: utilizzare un grafico diverso, dove l’informazione è convogliata da un’unica dimensione come ho fatto qui sotto cercando di rispettare anche i colori del grafico originale (un applauso per l’inutile pignoleria, grazie):

Ipotesi di salario di un impiegato dell'Ufficio Anagrafe

Ipotesi di salario di un impiegato dell’Ufficio Anagrafe su una dimensione

Molto più chiaro no? Anche se in realtà ho anche io commesso un peccato che altera la percezione del fenomeno, ma di questo ne parleremo forse un’altra volta…

Le mappe delle elezioni USA 2012

9 Nov

Durante la notte elettorale statunitense le abbiamo viste colorarsi di blu o rosso a seconda dell’attribuzione di uno stato al candidato democratico o repubblicano. Sono le mappe elettorali che  qui da noi, vengono usate con molta parsimonia, forse per pudore dopo l’esilarante caso delle bandierine di Emilio Fede.
Tornando agli Stati Uniti Robert  Vanderbei è andato ancora più nel dettaglio e contea per contea ha mostrato come sono cambiati gli orientamenti politici in America in 4 anni.

by Robert J. Vanderbei

http://www.princeton.edu/~rvdb
Molto interessante è poi  la mappa animata con le variazione dal 1960 al 2008.

In effetti guardando le mappe può apparire poco comprensibile come Obama possa aver vinto visto che il rosso, il colore assegnato ai repubblicani, domina chiaramente. Questo è l’effetto di distorsione dovuto alla differente densità abitativa degli stati per cui aree poco popolate ma estese, dove in genere si vota repubblicano, appaiono più “pesanti” di aree molto popolate.
Un altro ricercatore, Mark Neumann dell’Università del Michigan, ha cercato di superare questo problema distorcendo le mappe in modo che la dimensione di ogni stato riflettesse  l’importanza demografica di questo oppure, come nell’esempio sottostante, il numero di grandi elettori che esso assegnava:

© 2012 M. E. J. Newman

Così in effetti le cose acquistano un maggior senso. Se poi aggiungiamo una ulteriore raffinatezza, ovvero scendiamo a livello di contea e graduiamo il colore in base alle rispettive percentuali dei due partiti otteniamo la mappa seguente che spiega bene come ci siano diverse aree fortemente blu (democratiche) generalmente corrispondenti alle grandi città e che, nel resto del paese, la questione sia molto più sfumata con l’evidenziazione di alcune piccole, demograficamente, roccaforti repubblicane.

© 2012 M. E. J. Newman

Correlation does not imply causation

28 Apr

Ecco questo potrei essere io  con il mio gatto Filippo mentre cerco invano di convincerlo che NON sto per dargli da mangiare. In effetti mi manca ancora di attaccargli il pippardone su correlazione e causalità. Magari funziona.

(da DogHouseDiaries))

Hai 25 anni? Niente X-Factor…

7 Set
Sarò il solito pignoletto ma il mio professore di Statistica I,  il Facchinetti di questo spot della nuova edizione di X Factor,  lo avrebbe mandato a casa a calci nel sedere…

YouTube – X Factor 4: Spot Facchinetti "È ora di nuove stelle"

Italia Ora: statistiche sull'Italia

23 Lug

Dagli stessi autori di  Worldometers ecco le statistiche realtime sull’Italia:

 

Anche in sardo!


Italia Ora – l’Italia in tempo reale – ItaliaOra.org

Certo che poi uno pensa male…

21 Nov
Ci ha già pensato Luca Sofri a mettere in evidenza il pessimo esempio di comunicazione "quantitativa" dato dal Ministro Alfano nel rassicurare tutti noi che il "processo breve" farà interrompere solo l’1% dei processi.

In sintesi, il ragionamento del Ministro, dei quasi 400.000 processi pendenti in primo grado solo 94mila hanno superato i due anni, tempo limite, secondo la proposta del PDL, per celebrare il processo prima della prescrizione. Ma da questi vanno tolti i processi che riguardano i "recidivi" e il Ministro stima, con una piccola forzatura giacché l’incidenza che cita risulterebbe relativa a tutti i processi,  che essi siano il 45% dei 94mila.
Ne resterebbero, in pericolo, circa 50.000 (il 13.2% del totale) dal quale, sempre secondo il Ministro, bisogna ulteriormente togliere un numero  al momento  difficilmente computabile di procedimenti per i quali la normativa non sarebbe applicabile, e per questa stima  si attiveranno gli uffici statistici preposti.
Quindi, ed è qui l’incredibile salto logico,"i procedimenti che si prescriveranno saranno contenuti in una percentuale collocata nell’intorno dell’1 per cento del totale dei procedimenti penali pendenti oggi in Italia."

Ma oltre alla perplessità suscitata dalla leggerezza contabile del Ministro, me ne sorge un’altra: dando per buoni i numeri, a cosa servirebbe nella pratica una norma che interviene solo sull’1% dei procedimenti?

Se 4.000 processi sparissero improvvisamente dalle aule dei tribunali, giusto o sbagliato che sia, improvvisamente andrebbero più veloci gli altri 396.000?? 
Come voler risolvere il problema del traffico in una grande città togliendo dalle strade un auto ogni 100…

 

La migliore retta di regressione è quella disegnata a mano…

28 Ago
La storia del manifesto leghista  taroccato nel 2004 da Mauro Biani che adesso diventa incredibilmente verosimile al punto da indurre qualche leghista a farlo suo e a scatenare un putiferio, è terribilmente comica nella sua infinita tragicità.
E nella tragicità, oltre a quella che dovrebbe essere ovvia, includo anche l’ignoranza di gran parte del mondo politico (destra o sinistra in questo caso è uguale) su come funzionano le cose sul Web.  E neanche il Web 2.0
ma il web -1.0, parafrasando il grande Enzo D’Arcangelo.

PS anche il titolo è una sua frase e, a ben vedere,  si adatta benissimo all’occasione.